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Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi Nella Terra di Mezzo tra il Monferrato, il Gavi e l’Oltrepò Pavese dove nasce il mito #spettacolotimorasso

 

2000 ettari di qualità assoluta compresi nei territori di trenta comuni in provincia di Alessandria, tra il Monferrato, Gavi e l’Oltrepò Pavese. Sono terre dotate di predisposizione geologica e climatica tali di favorire la crescita di frutta e uva pregiate.

Il Tortonese dà splendidi Rossi – Barbera e Croatina – e pregiati Bianchi – Timorasso e Cortese, solo per citare le principali produzioni.

 

I Colli Tortonesi, porta d’ingresso del Piemonte

Un paesaggio variegato con saliscendi impervi e scoscesi che tanto piacevano a Fausto Coppi, l’indimenticato campione del ciclismo italiano: un pettine di vigneti che dagli Appennini scivola fino alla pianura toccando i confini di tre regioni, Liguria, Emilia e Lombardia.  Le colline che scendono lungo sei valli Scrivia, Curone, Ossona, Grue, Borbera Spinti hanno per lo più terreni argillosi e compatti, costituiti da antichi depositi marini.

Sono marne azzurre e il terreno, detto del periodo “Tortoniano”, è lo stesso della dorsale che da Barolo arriva fino alla Toscana. L’era geologica del terreno, il clima caratterizzato da inverni freddi, le precipitazioni distribuite durante tutto il corso dell’anno e le forti escursioni termiche durante il periodo di maturazione dell’uva contribuiscono a conferire ai vini a denominazione di origine controllata “Colli Tortonesi” un’originalità distintiva e un carattere atipico che ritroviamo nel calice.

La Leggendaria Precisione Monacale

È soprattutto l’uomo con la sua tenacia ad aver cambiato la fisionomia di questo territorio, un tempo crocevia commerciale, sulla via che dalla Liguria si addentrava verso la pianura. Furono i monaci benedettini, che dopo l’anno Mille costituirono in queste zone numerosi monasteri per rinforzare l’influenza della Diocesi di Tortona, a cominciare e valorizzare la coltivazione della vite.

Disposero una coltivazione a piccole parcelle, custodendo e migliorando quello che rendeva di più: i singoli vigneti tenuti con cura e un podere agricolo costituito con alberi da frutta selezionati, cereali e animali da stalla.

Questa impronta ha resistito fino ad oggi: i Colli Tortonesi originariamente estesi per 5000 ettari erano suddivisi in proprietà contadine generalmente piccole, che generano una grande qualità. Qualità rappresentata oggi dalle aziende agricole e dai vignaioli, con i loro vini nelle maggiori guide, e dalla arboricoltura specializzata da frutto – pesche e ciliegie soprattutto –  che rappresenta un’eccellenza mondiale.

consorzio colli tortonesi. timorasso. tortona © Cristian Castelnuovo

 

Bottiglie già cult, annate longeve e una storia ancora tutta da scrivere

Tra i vitigni allevati nei Colli Tortonesi predominano il Barbera su una superficie di 1500 ettari, il Cortese, 150, il Timorasso, 100, la Croatina  e il Dolcetto, entrambi 50.

Ci sono altri vitigni minori soprattutto autoctoni piemontesi altrettanto significativi: Freisa, Favorita, Cenerina, Bonarda piemontese, Grignolino, Nibiò, Moscato.

Una scelta di nicchia, una varietà ampelografica indigena straordinaria, coltivata a discapito di vitigni internazionali più blasonati. C’è, nella ricerca e nella custodia di queste produzioni, la volontà di far emergere l’identità inconfondibile del Piemonte e di prendere le distanze da più facile scorciatoie.

La zona di produzione dei vini a denominazione di origine controllata “Colli Tortonesi” comprende la fascia viticola collinare del Tortonese e in tutto o in parte i territori dei comuni seguenti: Tortona, Viguzzolo, Castellar Guidobono, Casalnoceto, Volpeglino, Volpedo, Monleale, Berzano, Pozzol Groppo, Sarezzano, Carbonara Scrivia, Spineto Scrivia, Villaromagnano, Cerreto Grue, Montemarzino, Monperone, Montegioco, Paderna, Villalvernia, Carezzano, Costa Vescovato, Avolasca, Casasco, Brignano Frascata, Castellania, Sant’Agata Fossili, Gavazzana, Cassano Spinola, Sardigliano e Stazzano. Recentemente si è aggiunta la Val Borbera con la sottozona Terre di Libarna.

 

La Doc Colli Tortonesi comprende le seguenti tipologie:

 

  • Rossi: Rosso, Rosso Frizzante, Rosso Novello. Barbera, Barbera Riserva e Barbera Superiore, Dolcetto e Dolcetto Novello e Croatina, Croatina Riserva, Freisa.
  • Rosati: Chiaretto, Chiaretto Frizzante
  • Bianchi: Bianco, Bianco Frizzante, Cortese, Cortese Frizzante, Cortese Riserva e Cortese Spumante, Favorita, Moscato
  • Timorasso, Timorasso Riserva

A queste varietà vanno aggiunte le sottozone Colli Tortonesi Monleale e Colli Tortonesi Terre di Libarna.

Sottozona Monleale, minimo 85% Barbera (max 15% altre varietà a bacca rossa consentite in Piemonte). Resa massima 50,40 hl/ha. Maturazione di 20 mesi di cui 6 in legno dal 1 novembre dell’anno di vendemmia

Sottozona Terre di Libarna solo in versione: Timorasso fermo (min 95% timorasso) o spumante (min. 60% Timorasso).

 

Barbera e Timorasso sono i due vitigni di punta con indicazioni aggiuntive sulla durata minima dell’invecchiamento: Barbera Superiore, 13 mesi di cui 6 mesi in di legno dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve. Timorasso Riserva, 10 mesi dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve.

 

E si riscoprì il Timorasso

Il Timorasso è un vitigno autoctono a bacca bianca coltivato nel comprensorio del Tortonese sin dal Medioevo. Se ne hanno notizie già dalla prima enciclopedia agraria redatta nel XIV secolo.

Nel corso dei secoli conferma le proprie attitudini tanto da divenire il più importante vitigno bianco piemontese relativamente alla superficie e alle quantità prodotte. Nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, in concomitanza del boom economico e lo spopolamento delle aree più difficili delle zone agricole, inizia un declino in termini di superficie coltivata che prosegue fino agli anni 90 quando l’impegno di un gruppo di giovani vignaioli tortonesi ne riscopre l’antica tradizione e intraprende la strada del rilancio.

Walter Massa, il pioniere. Alla fine degli anni 80 getta le basi per il Rinascimento di questo grande vino bianco. Nei primi anni ’90 esce ufficialmente la prima bottiglia di Timorasso e insieme ad essa anche un bel fermento intorno al tema: il risultato è fenomenale tanto che altri due produttori tortonesi, Andrea Mutti e Paolo Poggio decidono di seguire le orme di Walter.

Il successo è esponenziale e nel 2000 entrano in campo altri produttori tortonesi che si uniscono ai tre pionieri. In questo periodo si comincia ad associare al nome Timorasso l’antico appellativo della città di Tortona, Derthona, per indicare il territorio, il vino e il vitigno che sta diventando il simbolo di Rinascimento nei Colli Tortonesi.

Nel 2011 viene inserita nel disciplinare Timorasso la Sottozona “Terre di Libarna” per valorizzare l’estremo confine dei Colli Tortonesi, la Val Borbera, dove i vigneti sono coltivati in quota, ad altitudini tra i 400 e i 600m. Il Timorasso qui ha caratteristiche diverse e straordinarie che si ritrovano nel calice anche in una versione inedita spumante: i terreni sono marne bianche e sassose, il clima è più rigido, le uve hanno un ph più basso, con acidità più marcata e la vendemmia ritarda di circa due settimane rispetto al resto della Denominazione.

 

Timorasso,Le Vieux Beau”. Come ci ricorda anche il film di Giovanni Veronesi “Non è un paese per giovani” (2017) di cui il Timorasso è co-protagonista, questo vino “va dimenticato”, perché il vitigno, il terreno e lo stile di vinificazione permettono di lasciare senza paura le bottiglie in cantina, e adeguatamente conservate, assaggiarle anche dopo dieci anni.

Se il Timorasso in gioventù risulta corposo e piacevole, dopo cinque anni di affinamento in bottiglia emergono le caratteristiche più interessanti, note di grande interesse e ricercatezza, equilibrio, potenza, finezza ed intensità.

L’invecchiamento accentua la nota aromatica, il minerale e l’idrocarburo, tipiche di questo vitigno.

Il Timorasso comincia ad essere così “elemento di collezione”.

Il Sapore dei Colli Tortonesi

Tartufo di San Sebastiano, Pesche di Volpedo, ciliegie, Formaggio Montebore e Salame Nobile del Giarolo

I colli Tortonesi sono sequenza irregolare e ininterrotta di vigneti, boschi, declivi, borghi. Il paesaggio mentre si allontana dalla pianura verso l’appennino diventa prima rustico, poi quasi montano. I torrenti disegnano sei valli percorse da strade strette, spesso sulla costa stessa. Sono le stesse su cui si allenava Coppi, nato a Castellania, dove è ancora visitabile la casa natale del Campione simbolo del ciclismo eroico, vittorioso ancora ineguagliato.

Una natura incontaminata, un territorio autentico dove l’agricoltura è la principale fonte di reddito: lo ricordano i Prodotti Agroalimentari Tradizionali (P.A.T.) radicati nel territorio, come le pesche di Volpedo, succoso frutto estivo che da oltre cent’anni nelle cassette di legno marchiato Volpedo Frutta gira il mondo, la ciliegia di Garbagna, in Val Grue, varietà particolarmente polposa a cui da 50 anni è dedicata una sagra e la fragola di Tortona.

Una parola speciale si spende per il Tartufo di San Sebastiano che ha una Fiera tutta sua da oltre 30 anni dedicata al tubero alternativo – rispetto al cugino famoso delle Langhe –  eppure altrettanto nobile e soprattutto buono. Ogni anno per due giorni, in autunno, il Borgo di San Sebastiano Curone accoglie gli appassionati di 4 regioni che amano i tartufi neri e bianchi delle Terre del Giarolo.

La cucina sana e genuina che viene da questa tradizione agricola si ritrova nei piccoli ristoranti lungo le vie della città di Tortona – sono decine in un centro così piccolo- per le strade di campagna. Sulla tavola è un tripudio di sapori locali unici come il Salame Nobile del Giarolo a grana grossa, di antica norcineria tradizionale e il formaggio Montebore: tre piani di latte bovino e ovino, già sulla tavola degli Sforza nel XV secolo, prodotto rigorosamente secondo il disciplinare protetto dal Presidio di Slow Food.

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