GASTRONOMIA

FORMAGGI A INDICAZIONE GEOGRAFICA: ITALIA N.1 IN EUROPA GRAZIE ALL’INDUSTRIA #formaggi #industria

Wheel_of_2013_Parmigiano-Reggiano_DOPExpo ospita l’assemblea mondiale delle Indicazioni Geografiche, un modello unico al mondo per tutelare e promuovere le eccellenze tipiche.

Un sistema nato in Italia nel 1951 per volere dell’industria lattiero-casearia.

Come si presenta nel terzo millennio il sistema delle Indicazioni Geografiche? Quali sfide lo attendono nel futuro? E quali ostacoli deve superare per affermarsi a livello internazionale? Sono questi I grandi temi che saranno affrontati oggi a Expo in occasione dell’assemblea mondiale delle Indicazioni Geografiche. All’evento partecipano esperti provenienti da tutto il mondo, esponenti delle istituzioni e rappresentanti dell’industria (e di quello lattiero-casearia, in particolare), il cui ruolo è stato determinante per la nascita, lo sviluppo e il consolidamento di questo modello che
coniuga territorio, origine, qualità e identità.

Senza l’industria non esisterebbe il sistema europeo delle denominazioni d’origine protetta, che è nato in Italia nel 1951 con la sottoscrizione della Convenzione di Stresa di cui Assolatte fu sostenitrice e prima e unica firmataria per l’Italia. E’ da questo decisivo accordo internazionale che si è arrivati, nel 1954, all’emanazione della prima legge italiana di tutela dei formaggi a denominazione d’origine. Quindi, sottolinea Assolatte, è stata l’industria italiana, in anticipo sui tempi e in anni in cui ben pochi mostravano sensibilità per questi temi, a mettere in cassaforte i formaggi della grande tradizione casearia. E a far sì che l’Italia sia lo Stato europeo con il maggior numero di prodotti caseari a denominazione d’origine: infatti, a tutt’oggi, ben 51 formaggi italiani si fregiano della DOP.

Senza l’industria non sarebbero nati i Consorzi di tutela dei formaggi d’origine protetta. E’ stata, infatti, Assolatte l’artefice della costituzione dei principali Consorzi di tutela, gli organismi a cui
compete la difesa dei prodotti tipici.

Senza l’industria buona parte delle grandi tradizioni casearie italiane, legate alla cultura del territorio, sarebbero andate perse e molti formaggi tipici dalla lunga storia – come il Canestrato
Pugliese, il Pecorino di Picinisco, la Ricotta Romana, il Salva Cremasco e lo Squacquerone di Romagna – sarebbero ormai ridotti a vere e proprie rarità. L’industria ha salvato dall’estinzione la tradizione
casearia italiana e l’ha traghettata attraverso nuovi contesti di consumo, coniugandola con la modernità e arricchendola con contenuti di servizio che rispondono alle mutate esigenze dei consumatori. Lo dimostra il successo di vendita di prodotti innovativi, come i formaggi stagionati già grattugiati, i formaggi tipici preaffettati e quellipecorino-sardo-cheese proposti in versione snack, perfetti per un consumo on-the-go.

Senza l’industria i grandi formaggi italiani – come il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano, il Gorgonzola e il Taleggio, il Pecorino Romano e il Pecorino Sardo, il Provolone Valpadana e l’Asiago, la
Mozzarella di bufala campana e il Montasio – non avrebbero conosciuto la fama internazionale che stanno incontrando in tutto il mondo, dove sono considerati prodotti top per qualità, gusto e sicurezza.
L’industria ha perfezionato il saper fare artigiano tipico del nostro Paese e lo ha fatto conoscere in tutto il mondo. Oggi i formaggi italiani arrivano in 112 Paesi e, solo nel primo semestre 2015,
l’industria casearia italiana ha esportato oltre 173.000 tonnellate di formaggi, di cui il 24% sono stati inviati nei Paesi extra-Ue.
Rispetto al primo semestre 2014, l’export caseario italiano è cresciuto complessivamente dell’1,7% in volume con un ottimo +6,5% registrato nei Paesi extra-comunitari.

Antonio Gala

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