Non dealcolazione, ma raccolta mirata e gestione della materia prima per arrivare a vini da 9 gradi. Abbiamo parlato a margine del Vinitaly con il Presidente del Consorzio Garda DOC Paolo Fiorini di questo progetto che guarda soprattutto ai mercati del Nord Europa, con il Regno Unito in prima fila, e che sarà al centro dell’appuntamento del 5 giugno al Festival del Garda Wine Stories.
Low alcohol da maturazione
Nel lessico del vino contemporaneo, “low alcohol” è spesso sinonimo di sottrazione: meno alcol perché l’alcol viene tolto. Nel progetto discusso dal consorzio, invece, il punto di partenza è opposto. L’obiettivo dichiarato non è costruire un vino dealcolato, ma arrivare in modo naturale a un profilo più leggero, lavorando in vigneto e sulla maturazione dell’uva, così da ottenere etichette intorno ai 9 gradi senza uscire dall’orizzonte identitario del vino. È questa la direttrice che emerge con più forza dall’incontro, dove la novità viene collegata anche a un aggiornamento del disciplinare pubblicato a settembre.
La distinzione non è soltanto tecnica, ma culturale. Nel confronto, i vini senza alcol vengono giudicati con notevole scetticismo sotto il profilo sensoriale, mentre il progetto del consorzio si propone come un’alternativa credibile per chi cerca minore gradazione senza rinunciare alla riconoscibilità del prodotto. Il cuore dell’operazione è infatti nella gestione della materia prima: uve raccolte con un potenziale zuccherino più basso, fermentazioni coerenti con quel profilo e una costruzione del vino che non passa da processi correttivi successivi.
Il piano commerciale
Sul piano commerciale, il ragionamento è altrettanto chiaro. La domanda di vini più leggeri viene indicata come particolarmente viva in alcuni mercati esteri, soprattutto nel Regno Unito, dove al tema del consumo si affianca quello fiscale: meno alcol significa, in determinati contesti, anche una diversa incidenza delle tasse. In questa prospettiva il low alcohol non è presentato come un esercizio stilistico, ma come una risposta a una domanda precisa, già leggibile sul mercato internazionale e destinata a pesare sempre di più nelle scelte produttive.
Dal punto di vista enologico, il progetto sembra muoversi lungo un crinale delicato: preservare il legame con il territorio e al tempo stesso rendere il vino più immediato, più leggibile e più centrato sulle nuove occasioni di consumo. In questo quadro la Garganega resta riferimento essenziale, pur essendo descritta come una varietà non particolarmente aromatica; da qui l’idea di ragionare anche su assemblaggi o affiancamenti con varietà come Chardonnay e Pinot grigio, per sostenere il profilo aromatico e rafforzare l’appeal commerciale del vino.
Ne esce l’idea di un bianco concepito per la bevibilità, giocato su freschezza, tensione acida e immediatezza, ma non per questo privo di collocazione gastronomica.
Il riferimento agli abbinamenti con il pesce di lago non è secondario: suggerisce anzi una possibile chiave di racconto per il prodotto, che potrebbe trovare proprio nella tavola e nell’identità lacustre un terreno coerente di valorizzazione. In un momento in cui il settore cerca linguaggi nuovi per parlare a consumatori meno fedeli alle categorie tradizionali, questo aspetto appare tutt’altro che marginale.
Il tema sarà sviluppato pubblicamente il 5 giugno, in occasione del Festival del Garda Wine Stories, appuntamento annuale in cui il consorzio intende concentrare l’attenzione proprio su questa tipologia.
L’impostazione annunciata è significativa: accanto alla dimensione produttiva ci saranno un economista e tre giornalisti chiamati a leggere il posizionamento del low alcohol nei mercati inglese, tedesco e italiano. Segno che il progetto viene già interpretato non come semplice curiosità di cantina, ma come dossier strategico, dove tecnica, comunicazione e distribuzione devono avanzare insieme.
E proprio il mercato, nell’incontro, emerge come il vero banco di prova. Si parla di marginalità in contrazione, di export più complesso, di pressioni legate al contesto geopolitico e di un ruolo sempre più pesante della grande distribuzione nella definizione del prezzo finale e della percezione del valore. In questo passaggio, il rischio evocato è quello di uno scollamento tra racconto e scaffale: un vino comunicato come progetto di qualità che poi si ritrova in corsia a un prezzo incompatibile con quel posizionamento. È un nodo noto al settore, ma qui viene richiamato con particolare lucidità, perché riguarda direttamente anche il futuro dei vini low alcohol.
Nuove direttrici di mercato
Sul fronte geografico, il quadro tracciato è piuttosto netto: scarsa esposizione verso gli Stati Uniti e maggiore dinamismo in Germania e soprattutto nel Regno Unito. Sono questi, almeno secondo quanto emerso nel confronto, i mercati da osservare per capire la tenuta commerciale del progetto. E se il consorzio rivendica soprattutto una funzione di visione, coordinamento e sintesi tra le imprese, è chiaro che la riuscita dell’operazione dipenderà dalla capacità delle aziende di portare quel racconto sul mercato in modo coerente, senza disperderlo lungo la filiera.
Scenario climatico
C’è infine un ultimo elemento, forse il più interessante, perché lega viticoltura e scenario climatico. Quindici anni fa ottenere naturalmente vini di questo tipo sarebbe stato molto più difficile, a causa di un’acidità troppo marcata. Oggi, invece, il cambiamento climatico rende praticabile una strada che in passato appariva marginale o impraticabile. In altre parole, il low alcohol naturale non nasce soltanto da una domanda di mercato: nasce anche da nuove condizioni agronomiche, che spingono i territori a ripensare stile, equilibrio e linguaggio del vino.
Se mantenuta su questo livello di coerenza — vigneto, identità, tecnica, posizionamento — la scommessa del consorzio potrebbe dire qualcosa di più ampio al vino italiano. Non soltanto che esiste un mercato per bottiglie meno alcoliche, ma che la risposta più interessante, almeno in alcuni territori, potrebbe non essere la sottrazione industriale, bensì una diversa idea di maturazione, di equilibrio e di stile.
Marco Lucentini












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