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Villa Bibbiani di nuovo protagonista nel mondo del vino: al Chianti Lovers 2020 debutta il suo Chianti Montalbano

Lo storico produttore di una delle eccellenze vitivinicole toscane torna a vinificare dopo l’imponente ristrutturazione delle cantine, oggi tra le più all’avanguardia in Italia

Villa Bibbiani ha scelto il palcoscenico del Chianti Lovers per presentare in anteprima assoluta il suo Chianti Montalbano, vinificato nelle cantine della tenuta completamente rinnovate e oggi tra le più all’avanguardia in Italia, pur nel segno della tradizione.

Il 16 febbraio, tra le mura della Fortezza da Basso a Firenze, si stapperanno le prime bottiglie del vino emblema di Villa Bibbiani per brindare al rilancio della storica cantina toscana e festeggiare il ritorno alla produzione dopo i lavori di ristrutturazione e recupero della tenuta, gioiello delle colline del Montalbano. Motore dell’imponente progetto sono stati gli attuali proprietari: George Mc Carroll Rapier III e sua moglie Kymberly Ann, originari del Texas ma profondamente innamorati di questo angolo della Toscana che combina arte, natura e operosità.

Un vino antico e metodi di produzione da sempre all’avanguardia

Nel Montalbano la coltivazione della vite risale ai tempi degli etruschi e le prime notizie scritte sulla produzione vinicola tra queste colline toscane si trovano in documenti medievali. Uno di questi cita i terreni “cum pascoli et vignae” di Villa Bibbiani, confermando il legame intrinseco della storia di questa antica dimora con quella del Chianti Montalbano. Una storia fatta di terroir unico e tradizione, ma anche innovazione, di cui precursore è stato il marchese Cosimo Ridolfi che diede l’attuale volto alla tenuta. Le sue intuizioni in campo e in cantina, considerata già nell’Ottocento un gioiello di ingegneria, hanno permesso a Villa Bibbiani di diventare punto di riferimento per la produzione del Chianti Montalbano.

Seguendo la strada tracciata da Ridolfi, la recente ristrutturazione ha dotato la cantina di tecnologie all’avanguardia che, ispirandosi ai metodi manuali del passato, assicurano una lavorazione delicata e rispettosa delle uve per ottenere un vino di qualità superiore e in cui persistono aromi e sapori.

“L’innovazione ci ha permesso di abbandonare l’uso delle pompe enologiche in alcuni momenti cruciali del processo di produzione”, spiega Leopoldo Morara, enologo e responsabile cantina di Villa Bibbiani. “Ad esempio, in fase di fermentazione, le lavorazioni sono effettuate con un follatore meccanico che, rimestando le bucce in maniera soffice, riproduce ciò che un tempo si faceva a mano con bastoni o attrezzi simili. L’organizzazione della cantina su più livelli sfrutta invece la gravità sia per la movimentazione del vino sia per la messa in botte e l’imbottigliamento”.

L’eccellenza in cinque etichette: dal Chianti Montalbano al Pulignano e Montereggi

Il rifacimento delle cantine e i lavori di recupero dei vigneti hanno infuso nuova linfa all’attività vitivinicola di Villa Bibbiani con l’obiettivo di trovare la giusta armonia tra tradizione, innovazione e sostenibilità dei processi produttivi.

Accanto al Chianti Montalbano DOCG, di cui Villa Bibbiani torna ad essere rappresentante di spicco, fiori all’occhiello della cantina sono le quattro etichette IGT: il fresco e vibrante rosé Flora, 100% Sangiovese, che si ispira ai profumi del parco botanico della tenuta; il Treggiaia, un blend di Sangiovese e Cabernet Sauvignon che si distingue per la sua intensità e ricchezza aromatica; Pulignano, un Sangiovese in purezza, suadente e

fine; e Montereggi, un Cabernet Sauvignon di grande personalità e con un elevato potenziale di invecchiamento. Vini pregiati che raccontano in bottiglia il lavoro, la passione e l’impegno per ricerca della cantina di Villa Bibbiani.

1300 anni di storia tornati a risplendere

I vigneti di Villa Bibbiani si estendono per diciotto ettari: la maggior parte è piantata a Sangiovese, re indiscusso del territorio, ma sono anche presenti Colorino e Canaiolo nero, uvaggi che rientrano nel Chianti Montalbano. Tre ettari sono coltivati a Cabernet Sauvignon che in quest’area riesce a esprimere al meglio le proprie caratteristiche. È in programma l’ampliamento della superficie vitata per introdurre nuove varietà quali Merlot, Cabernet Franc e Petit Verdot.

La tenuta di Villa Bibbiani può contare però anche su circa quattrocento ettari adagiati alle pendici del colle Montalbano, tra le località di Capraia e Limite nella provincia fiorentina. L’area è dominata da una splendida villa cinquecentesca, circondata da giardini all’italiana, il parco botanico voluto da Cosimo Ridolfi, esperto agronomo, vigneti e uliveti che digradano dolcemente verso la piana dell’Arno. Oltre 1300 anni di storia sono tornati a risplendere a partire dal 2018 grazie all’opera dei suoi attuali proprietari.

Un progetto di ampissimo respiro che ha coinvolto ogni angolo della tenuta: dalla ristrutturazione della villa rinascimentale, al rifacimento delle cantine e degli altri edifici e strutture adiacenti, al recupero del parco botanico, dei vigneti e degli uliveti, fino alla valorizzazione dell’area archeologica etrusca di Montereggi.

“Villa Bibbiani rappresenta tutto quello che amiamo della Toscana: la bellezza paesaggistica, l’eccellenza della sua terra e l’arte”, racconta George Mc Carroll Rapier III. “Abbiamo voluto portare la tenuta agli antichi splendori, omaggiando la sua storia e dando nuovo impulso alle idee di Cosimo Ridolfi”.

Un impegno, quella della famiglia Mc Carroll Rapier, che supera i confini di Villa Bibbiani per rilanciare un intero territorio nel cuore della Toscana.

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