Legame indissolubile tra vino e territorio, un’unione che conferisce al nettare di Bacco l’identità necessaria alla sua espressione più completa. È quanto ha voluto comunicare “Soave in 3D – Vulcania 2013”, l’appuntamento organizzato dal Consorzio di tutela del Soave che si è tenuto il 23 e 24 maggio a Monteforte d’Alpone, in provincia di Verona. L’evento, nato sulla scia di Vulcania, il forum internazionale dei vini bianchi da terreni vulcanici, ha voluto puntare la lente d’ingrandimento su un vino in particolare sgorgato da suoli “eruttivi”, il Soave.
C’è un filo conduttore che unisce le particolarità dei vini che nascono su terreni di origine vulcanica: sono naturalmente più sapidi e hanno una gamma di profumi più ampia e di maggior intensità. La zona d’origine marca poi le differenti interpretazioni di una determinata tipologia di vino. La D.O.C. Soave rappresenta la denominazione più significativa all’interno del panorama dei vini a denominazione di origine controllata del Veneto. Grazie ai prodotti Soave DOC, Soave Classico DOC, Soave Superiore DOCG, Recioto di Soave DOCG vengono prodotte e commercializzate ogni anno nel mondo 50 milioni di bottiglie, per un indotto di oltre 150milioni di euro.
Di fronte ad un consumatore sempre più esigente e attento alle qualità organolettiche del prodotto, nonché alla continua ricerca di innovazioni enologiche, il Consorzio del Soave con questo appuntamento ha ritenuto fondamentale stigmatizzare la territorialità del vino stesso. Il tutto con un approccio rivoluzionario che spazia tra tipicità, qualità ed interpretazione produttiva. Il metodo “3D” non prevede un approccio alla degustazione frazionata (colore, profumo, sapore) ma complessiva, offrendo così l’occasione di avvicinarsi al calice ricercando i legami più autentici che un vino sa creare con il contesto in cui nasce.
Più di 100 i Soave in degustazione, sessantacinque le cantine partecipanti all’evento organizzato nella splendida cornice del Palazzo Vescovile di Monteforte d’Alpone. Tre i differenti panel di degustazione e una nuova scheda di valutazione per i 100 professionisti coinvolti nella due giorni, tra produttori, operatori del settore, giornalisti e wine blogger. Le “3D” corrispondono a tre dimensioni d’analisi: l’origine, che misura l’aderenza di un vino al proprio territorio, lo stile, che rappresenta la capacità del produttore di interpretare al meglio dal punto di vista tecnico qualità e limiti della stagione, ed infine il valore, che raccoglie la valutazione d’insieme del vino, riferendosi anche al valore/prezzo che si sarebbe disposti a pagare per quel vino.
Da questi elementi di valutazione si arriva poi al giudizio finale che permette di confrontare tipologie di vini tra loro, mentre i risultati parziali e il loro rapporto permettono di posizionare un prodotto all’interno di un preciso contesto produttivo. Proprio dall’incrocio di origine, stile, valore, si potrà ottenere un ritratto tridimensionale non solo di ogni vino, ma anche del valore complessivo della denominazione e dell’espressione dell’annata.
Soave 3D – Vulcania 2013 rappresenta dunque una sorta di ritorno alle origini con lo sguardo al futuro, nell’ottica di una rinnovata promozione dei vini storici della parte orientale del panorama collinare della provincia di Verona.
AB










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