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Testa, pescatori dal 1800 in Sicilia

 

E’da duecento anni che le barche della famiglia Testa solcano i mari della Sicilia alla ricerca del tonno rosso e del pesce azzurro. La loro storia é fatta di dedizione che attraversa le generazioni é oggi piu’ viva che mai.

I prodotti Testa sono prima di tutto prodotti, fatti da persone, grandi umanamente e professionalmente, una famiglia che coltiva il mare da almeno duecento anni.

Rispetto a I Malavoglia di Aci Trezza, la famiglia di pescatori descritta da Giovanni Verga nel suo grande romanzo verista, pubblicato nel 1881, i Testa di Ognina pescano da più tempo, continuando a farlo da almeno due secoli.
Sono, in carne ed ossa, cugini di mare dei Malavoglia, e di tutti i pescatori della costa etnea.


La loro storia è legata a Ognina, all’antico porto di Ulisse che, un tempo, accoglieva fino a duecentocinquanta navi, e che un’impressionante eruzione nel Trecento ha colmato, lasciando spazio a un porticciolo da cui i Testa hanno sempre messo in mare le loro barche.
All’inizio, si trattava di una pesca lungo costa con nasse e piccole reti come faceva Zu Puddu Ntreppiti (Pippo Interprete) chiamato così, per il suo fare distinto e l’abitudine di girare col cilindro.

A lungo, la pesca si è fatta a vela e soprattutto a remi. Ad oggi la flotta composta da due navi sui quaranta metri, si dedica principalmente alla cattura del tonno rosso e alla pesca del pesce azzurro.

Oltre che sull’ottimo tonno rosso declinato in più modi, la Testa conserve ha deciso di giocare la carta della “pesca sostenibile” e tracciabile, puntando anche sulle cosiddette “specie ittiche eccedentarie”. Si chiamano pesci poveri, ossia in gran parte della famiglia del pesce azzurro, le “specie eccedentarie” sono in realtà commestibili, spesso con ottimi sapori e valori nutrizionali di tutto rispetto, come nel caso del Sugarello (Suro), o della la Boga, per non dire dei più noti Sgombri e Alici.

Se volessimo riassumere con un’immagine il presente e il passato dei Testa pescatori potremmo pensare all’uomo che manovra la barca con la lampara sopra il banco di pesce azzurro: lo fa come una volta, ma, oggi gli ordini non gli arrivano a voce, ma attraverso un auricolare.
Per il mestiere e l’avvenire della famiglia Testa, la grande svolta risale al 2009, quando vengono assegnate le quote ICAAT per la cattura del tonno rosso. Una decisione saggia che unita al blocco della pesca per un intero anno, nel 2010, e a una politica di difesa e di controllo da parte dello Stato e dei pescatori, salva dall’annientamento il tonno rosso.


Il ripopolamento dei tonni è un insperato salto nel passato e contemporaneamente molto di più di una speranza per il futuro.

Antonio Gala

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