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VENDEMMIA 2026 DA NORD A SUD QUANTITÀ IN LIEVE FLESSIONE, MA I VIGNAIOLI NON PIANGONO

I vignaioli non piangono la contrazione di rese che si prevede per la vendemmia 2026. Il motivo? Le contingenze di mercato che hanno contratto i consumi, al punto che persino in Champagne i produttori – tramite il Comité Champagne – hanno fissato la resa 2026 a 8.800 kg per ettaro: un taglio di produzione per il quarto anno di fila per gestire stock, clima difficile e mercato complesso. Ecco il sentiment dei vignaioli da Nord a Sud Italia, a pochi giorni dall’inizio della raccolta.

Armin Gratl, direttore generale di Cantina Valle Isarco, la più giovane cantina sociale altoatesina parla di una stagione caratterizzata da un anticipo vegetativo e quindi una vendemmia anticipata rispetto alla media.
«Le temperature elevate hanno accelerato la maturazione, ma finora non abbiamo riscontrato particolari problemi e lo stato sanitario delle uve è molto buono. Per le rese è ancora presto per fare previsioni precise: ogni vigneto reagisce in modo diverso e molto dipenderà dall’andamento delle prossime settimane. Sarà fondamentale individuare il momento giusto per la raccolta, con l’obiettivo di portare in cantina uve sane e di qualità.  Condizioni come quelle di quest’anno richiedono ai nostri soci viticoltori di seguire i vigneti ancora più da vicino rispetto al passato: ogni annata è diversa e non esistono più regole valide per tutti, servono esperienza, flessibilità e una presenza costante in vigneto per prendere le decisioni giuste al momento giusto».
A questo scenario si aggiunge un mercato sicuramente più difficile rispetto a qualche anno fa, con abitudini di consumo che stanno cambiando: «Proprio per questo – conclude Gratl – riteniamo ancora più importante puntare sulla qualità e rimanere fedeli alla propria identità. Per noi di Cantina Valle Isarco significa continuare a valorizzare il nostro territorio e il lavoro dei nostri soci viticoltori, senza inseguire le mode, ma offrendo vini autentici e riconoscibili».

Anche in Trentino per Maso Martis, la boutique vinery del Trentodoc, la vendemmia sembrava dover partire in anticipo ma le previsioni sono state ribaltate dalla siccità, come conferma l’enologo Matteo Ferrari: «L’anticipo sul germogliamento di circa dieci giorni rispetto al 2025 e iniziato già nelle ultime settimane di marzo, si è protratto fino alla piena fioritura dell’ultima settimana di maggio e alla pre-chiusura del grappolo. Questo ha fatto pensare a un anticipo vendemmiale importante con previsioni di inizio verso il 10 di agosto, ma poi le alte temperature di giugno e luglio hanno cambiato la situazione. Tra siccità e calore le piante hanno rallentato diminuendo il processo di fotosintesi e di conseguenza il processo di accumulo di zuccheri e di maturazione. Gli sbalzi termici delle ultime settimane hanno permesso alle viti di riprendere il ciclo di maturazione e tra il 20 ed il 25 luglio è iniziata l’invaiatura». Un’annata difficile da interpretare, visto l’andamento climatico altalenante «ma prevediamo di iniziare la vendemmia attorno al 18 agosto con uve di ottima qualità».

Anche in Toscana a Bibbona, a due passi da Bolgheri, non c’è sentore di vendemmia anticipata. «Da qualche anno, già ai primi di agosto siamo tutti ai blocchi di partenza, convinti che la vendemmia sarà particolarmente anticipata, anche perché siamo inevitabilmente condizionati da quello che si legge – racconta Niccolò Marzichi Lenzi, amministratore delegato di Tenuta di Biserno, Tenuta Campo di Sasso e Le Crocine –. Poi, però, per quanto ci riguarda, nella maggior parte dei casi si finisce per raccogliere più o meno nelle date di sempre. Per come si presenta oggi, questa sarà sicuramente un’annata solare. Tuttavia, è ancora troppo presto per esprimere giudizi sulla qualità delle uve o sullo stile dei vini: saranno l’andamento delle prossime settimane e la vendemmia a dirci quale sarà il vero volto di questa annata».

Ancora qualche giorno e poi in Umbria, invece, si inizieranno a raccogliere i primi grappoli, come conferma Marco Caprai, presidente & ceo dell’Azienda agricola Arnaldo Caprai: «Per quanto riguarda i tempi della vendemmia bisognerà attendere ancora pochi giorni per le basi spumante e le varietà particolarmente precoci. Sempre che non ci siano le tanto auspicate precipitazioni. La situazione, pur mantenendo un certo anticipo, potrebbe ancora cambiare di qualche giorno». La produzione, per il Re del Sagrantino, sarà un po’ più bassa della media a causa della siccità ma non sarà un male per l’Umbria: «Le attuali temperature e la siccità porteranno a produzioni inferiori alla media, con un 5-10% sotto la media ma anche a vini più buoni. Non sarà un male per la qualità dei vini umbri che non ne risentirà, e considerando i problemi del mercato attuale è meglio avere un po’ meno produzione da piazzare, ma valorizzandola ancora meglio». Caprai riflette poi sulla questione ambientale e climatica: «Queste sofferenze agronomiche – osserva – devono però farci riflettere sul rinnovo degli impianti e sulla necessità di realizzarli con strumenti per l’irrigazione».
La disponibilità d’acqua è per Caprai uno degli elementi decisivi su cui si gioca la competitività delle aziende agricole «Nella Valle umbra la condotta appena realizzata e della quale si stanno ultimando le opere per la distribuzione dell’acqua della diga di Valfabbrica, offre ai nostri territori, in prospettiva, un vantaggio competitivo per chi vuole venire a investire e a produrre nel territorio e un’importante garanzia della risorsa acqua, che comunque sarà sempre di meno, almeno per i prossimi secoli, se non di più».

In Calabria, l’Azienda agricola biologica Santa Venere si estende per circa 150 ettari sulle colline dell’antica terra di Cirò, piccolo paese della Calabria in provincia di Crotone dalle antichissime origini, particolarmente significativo per la sua storia e cultura. Le terre fin dal 1600 sono di proprietà della famiglia Scala, da sempre dedita alla coltivazione della vite e dell’ulivo. Oggi è Giuseppe Scala a guidare l’azienda insieme al fratello Federico, che in merito alla vendemmia e alle condizioni climatiche non ha dubbi: «A Cirò conosciamo bene il caldo e la siccità: fanno parte dell’identità del nostro territorio. Tuttavia, la continuità e l’intensità delle temperature elevate viste negli ultimi mesi stanno ponendo sfide inedite. Per la vendemmia 2026 prevediamo un anticipo dei tempi di raccolta, in particolare per le varietà bianche come il Greco Bianco, per preservare l’acidità e la freschezza aromatica evitando sovramaturazioni. Sul fronte delle rese, ci aspettiamo una contrazione quantitativa rispetto alle medie storiche. Gli acini sono tendenzialmente più piccoli a causa dello stress idrico. Dal punto di vista qualitativo e sanitario, tuttavia, il caldo e la mancanza di umidità riducono la pressione delle malattie fungine (come peronospora e oidio), permettendoci di portare in cantina uve estremamente sane, ricche di polifenoli e con una grande concentrazione zuccherina e aromatica, a patto di aver gestito bene la pianta in estate. Essere un’azienda certificata biologica per noi non è solo un’etichetta, ma un approccio dinamico al vigneto. Le condizioni climatiche attuali ci hanno imposto di rivedere la gestione ordinaria in campo». Per questo motivo l’azienda ha ridotto la sfogliatura estiva, ha ridotto al minimo le lavorazioni invasive del terreno per non far evaporare l’umidità residua negli strati profondi, utilizza la tecnica del mulching (pacciamatura verde) per proteggere il suolo dall’irraggiamento diretto e arricchirlo di sostanza organica. Dove possibile e necessario, viene utilizzata l’irrigazione a goccia per evitare la defogliazione precoce o il blocco della maturazione nelle fasi più critiche. Il lavoro di Santa Venere si basa sul monitoraggio della maturazione: la decisione su quando raccogliere non si basa più solo sui gradi Babo (zuccheri), ma su un controllo quotidiano dell’acidità titolabile, del pH e della maturità fenolica delle bucce. Il settore vitivinicolo globale sta attraversando un momento di profonda trasformazione: «Il calo dei consumi generalizzato e il riposizionamento delle abitudini dei consumatori, sempre più orientati a vini più leggeri, freschi, trasparenti e sostenibili, – fa sapere Scala – rappresentano la vera sfida strategica. In un mercato saturo, la risposta non è produrre di più, ma raccontare meglio l’unicità del territorio. Varietà autoctone come il Gaglioppo e il Greco Bianco hanno una personalità irripetibile che i mercati internazionali ricercano sempre di più se interpretate con eleganza. La sfida a Cirò è contenere i gradi alcolici elevati derivanti dalle alte temperature per proporre vini equilibrati, dotati di buona bevibilità, tannini levigati e fresca acidità, incontrando i gusti delle nuove generazioni di consumatori. La certificazione biologica è il punto di partenza, non di arrivo. I buyer e gli appassionati oggi chiedono tracciabilità, impronta carbonica ridotta, attenzione alla biodiversità e packaging più leggeri e sostenibili».

Andiamo infine in Sicilia, precisamente a Vittoria, a due passi da Ragusa, dove Silvio Balloni, amministratore delegato di Santa Tresa e Azienda Agricola Cortese, parla di annata sfidante: «L’annata 2026 si presenta caratterizzata da sfide agronomiche complesse ma con prospettive qualitative di alto profilo. Le piogge primaverili hanno fornito una riserva idrica nei terreni sabbioso-calcarei tipici della zona di Vittoria e le elevate temperature di giugno e luglio hanno impresso un’accelerazione alla maturazione. Sotto il profilo dei volumi, si stima una leggera contrazione quantitativa, che rappresenta un fattore fisiologico legato alle condizioni estive, ma si riflette positivamente sulla qualità che si preannuncia eccellente. Per quanto riguarda i tempi di raccolta, i primi stacchi prenderanno il via nella prima metà di agosto, a partire dalle basi spumante per poi proseguire con le varietà a bacca bianca. La vendemmia per le uve a bacca rossa autoctone si concentrerà invece dalla metà di settembre. L’approccio biologico e l’attenzione alla biodiversità di Santa Tresa e Cortese continuano a dimostrarsi strumenti efficaci per contrastare il cambiamento climatico e garantiscono vini di grande bevibilità, freschezza ed eleganza».

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