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Il Prosecco australiano: un successo internazionale tra controversie legislative

Negli ultimi anni, il Prosecco australiano ha conquistato una fetta crescente del mercato globale, emergendo come un’alternativa popolare al tradizionale Prosecco italiano. Tuttavia, questo successo non è stato privo di controversie, specialmente in relazione alla denominazione e alla protezione del marchio da parte dell’Unione Europea (UE). Il Prosecco australiano ha visto una crescita esponenziale nelle vendite globali. Secondo i dati di Wine Australia, le esportazioni di Prosecco dall’Australia sono aumentate del 50% tra il 2019 e il 2021, raggiungendo un valore di oltre 60 milioni di dollari australiani. I principali mercati di esportazione includono il Regno Unito, gli Stati Uniti e la Nuova Zelanda. Questo successo è in parte dovuto al clima favorevole di regioni come il King Valley in Victoria, che offre condizioni ideali per la coltivazione delle uve Glera, il vitigno utilizzato per produrre Prosecco.

Il cuore della controversia tra l’Australia e l’UE riguarda l’uso del nome “Prosecco”. L’UE sostiene che “Prosecco” sia una denominazione di origine protetta (DOP) che si riferisce esclusivamente al vino prodotto in una specifica regione del nord-est d’Italia. Secondo questa visione, l’utilizzo del termine da parte dei produttori australiani è illegittimo e ingannevole per i consumatori.

D’altro canto, i produttori australiani sostengono che “Prosecco” è il nome del vitigno, non solo una denominazione geografica, e che il termine era utilizzato in Australia già prima dell’introduzione della DOP da parte dell’UE nel 2009. L’Australia ha continuato a resistere alle pressioni europee, rifiutandosi di riconoscere il termine come una DOP e permettendo ai suoi produttori di utilizzare il nome “Prosecco”.

Questa disputa è stata un punto centrale nelle negoziazioni per l’accordo di libero scambio tra l’Australia e l’UE, che rimane irrisolta. Se l’Australia accettasse di cedere, i produttori di Prosecco australiani sarebbero costretti a rinominare i loro prodotti, potenzialmente influenzando negativamente le vendite e il riconoscimento del marchio a livello internazionale.

Il mercato globale del Prosecco, sia italiano che australiano, è in piena espansione. Secondo il Consorzio di Tutela del Prosecco DOC, nel 2022 le vendite globali di Prosecco hanno superato i 600 milioni di bottiglie, con un valore complessivo di circa 2,5 miliardi di euro. Di queste, una percentuale sempre più significativa proviene dall’Australia.

L’interesse crescente per il Prosecco australiano è attribuito alla sua qualità e al prezzo competitivo. Inoltre, i consumatori sono attratti dalla freschezza e dalla versatilità del Prosecco australiano, che si presta bene sia come aperitivo che in abbinamento a una vasta gamma di piatti.

Il Prosecco australiano si distingue per le sue caratteristiche organolettiche uniche, influenzate dal terroir delle regioni vitivinicole australiane. All’olfatto, presenta profumi di mela verde, pera e note floreali, con sfumature di agrumi e mandorla. Al palato, è fresco e vivace, con una piacevole effervescenza e un finale equilibrato e persistente.

Le varianti più apprezzate includono il Prosecco Brut e il Prosecco Extra Dry, che offrono un profilo aromatico ricco e complesso, ma al tempo stesso leggero e rinfrescante. I sommelier consigliano di servirlo ben freddo, a una temperatura di 6-8°C, per apprezzarne appieno le qualità.

Il Prosecco australiano ha dimostrato di essere una valida alternativa al Prosecco italiano, guadagnando popolarità a livello mondiale. Tuttavia, le controversie legislative con l’Unione Europea rappresentano una sfida significativa che potrebbe influenzare il futuro del settore. Nonostante ciò, la qualità e il successo commerciale del Prosecco australiano sono innegabili, e la sua presenza nei mercati internazionali continua a crescere, confermando l’Australia come un attore chiave nel panorama vitivinicolo globale.

Marco Lucentini

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